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Mura Ciclopiche

Le Mura Ciclopiche sono mura in opera poligonale innalzate tramite la posa di grandi massi lavorati fino ad ottenere forme poligonali, per essere posizionate ad incastro e senza calce, con dei cunei che riempiono i rari spazi vuoti, e sono dette mura ciclopiche o anche pelasgiche perché secondo Euripide, Strabone e Pausania sarebbero state costruite dai Ciclopi ed erano state attribuite ai mitici popoli Pelasgi che avrebbero costruito mura simili nelle città micenee di Tirinto, Micene e Argo.

Ne esistono numerosi esempi conservati in Italia, dal Lazio all'Abruzzo, dalla Toscana all'Umbria, datate dal VI-V secolo a.C. e generalmente impiegate come sistemi di difesa della città dove le porte che segnano questi sistemi difensivi presentano architravi costituiti da monoliti che giungono a pesare fino a 3 tonnellate.

A Cori la costruzione delle mura della città è legata almeno a tre periodi diversi: al tempo della deduzione della colonia latina, agli inizi del V secolo a.C.; all’intervento di Roma per contrastare le incursioni volsche privernate (dopo il IV secolo a.C.) ed in epoca sillana (I secolo a.C.) in  cui si operarono consistenti restauri e se ne completò il perimetro potenziandolo con l’edificazione di una quindicina di torri semicircolari. I tratti interni sono perfettamente visibili e quindi ottimi per una passeggiata panoramica, e si riferiscono nella maggior parte dei casi ai terrazzamenti e alle sostruzioni stradali, pur riconoscendo che tali complesse strutture avevano avuto anche una complementarietà difensiva.

La tecnica costruttiva poligonale utilizzata è distinguibile nelle tre diverse maniere: una prima ed una seconda maniera meno accurate, una terza molto perfezionata, tutte e tre realizzate probabilmente in epoche diverse e oggetto di restauri storici. Da un’analisi anche superficiale è evidente come  nelle mura più esterne sia prevalente la prima e la seconda maniera, nei terrazzamenti interni la seconda (a sostegno del Tempio di Castore e Polluce, visibile dalla Piazza del Pozzo Dorico o ad esempio a sostegno della strada che sale da via Veneto all’Acropoli), mentre nella terza maniera sono stati realizzati i terrazzamenti dell’acropoli in corrispondenza del cosiddetto Tempio di Ercole, il monumentale triplice bastione posizionato tra la città alta e la bassa, innalzato per proteggere la viabilità sottostante, nell’angolo tra via Veneto e via Nuova, affacciato sulla piazza del Municipio ed il bastione localizzato nell’isolato definito dalla via delle Colonne e via Pelasga.  



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