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Oratorio di San Pietro Eremita

L’Oratorio di San Pietro Eremita,  è la seconda chiesa dedicata al Santo, costruita alla fine del 1600 (tra il 1685 e il 1690) sul luogo dove il giovane eremita Pietro di Rocca di Botte morì, presumibilmente il 30 Agosto del 1052. La chiesa, ad una sola navata, ospita sull’altare un  bellissimo gruppo marmoreo di scuola Berniniana raffigurante un angelo e la statua del santo morente. Il gruppo marmoreo fu lavorato a Roma e giunse a Trevi con un carro trainato da bufali il 25 ottobre del  1705 accolto dal cardinale Barberini, dal clero e da tutto il popolo. L’angelo, invece, non ancora terminato, arriverà nella cittadina, da Palestrina, scortato fino al bivio per Paliano (sulla via trivana), nel 1709, fu realizzato dal celebre scultore siciliano Pietro Papaleo (figura di primo piano nel mondo culturale romano sotto il pontificato di Clemente XI). In età napoleonica venne completamente imbrattato di pece per evitare che venisse trafugato ma in epoca abbastanza recente fu ripulito.

Sulle pareti laterali una serie di affreschi, realizzati nel 1971, raffigurano i miracoli ed episodi della vita del Santo e sono opera del pittore Edmondo Campana.

Scendendo alcuni gradini, ci si ritrova nel pollaio o tugurio dove il Santo morì e dove è stata posta una statua lignea realizzata nel 1952 dall’artista Giuseppe Stufflesser e che raffigura il Santo morente e che ha sostituito quella più vecchia consumata dal tempo e dalla devozione dei fedeli. L’Oratorio rappresenta oggi una tappa obbligata per il visitatore curioso di conoscere la storia di un popolo particolarmente devoto al suo Santo Protettore.

San Pietro Eremita nacque  a Rocca di Botte, in  provincia dell’Aquila. Giovanissimo  si trasferì a Tivoli dove frequentò la scuola di Cleto, diacono della chiesa tiburtina, e da questi fu presentato al Vescovo Gregorio, il quale gli diede la tonsura, una croce di ferro e il compito di andare a predicare la religione fra gli abitanti dei vari paesi della diocesi. Predicò nel suo paese di origine e visse anche a Subiaco prima di risalire il corso dell’Aniene ed arrivare a Trevi, dove, tra l’altro, riuscì con un miracolo a liberare la cittadina dai lupi. Oggi il santo viene festeggiato nei due paesi che, legati da antichissimo gemellaggio religioso, si ospitano vicendevolmente nelle rispettive ricorrenze: a Trevi il 29 agosto e nel paese abruzzese la prima domenica di Settembre.



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