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Escursione nella Daunia franco-provenzale

Da Celle San Vito a Castelluccio Valmaggiore, passando per Faeto



Un viaggio nella Daunia Francoprovenzale o Arpitana, cioè quell'isola linguistica corrispondente ai comuni di Faeto e Celle di San Vito, due località che conservano lingua e cultura francoprovenzale, importate dai gruppi insediati sul territorio in età angioina da Carlo I d'Angiò al fine di ripopolare alcune zone del Subappennino Dauno dopo aver debellato il precedente dominio svevo. L’uso della lingua francoprovenzale è stato riconosciuto ufficialmente dallo Stato italiano solo nel 1999.
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immagine della tappa a Celle di San Vito

Immagine di Celle di San Vito Il comune, che ha il minor numero di abitanti di tutta la Puglia, Celle di San Vito costituisce insieme a Faeto la cosiddetta Daunia Arpitana o Francoprovenzale, che è l'unica isola linguistica francoprovenzale dell'Italia peninsulare. L'impiego della lingua originaria del versante francese delle Alpi, è attestata sin dal 1566 ma probabilmente risale alle incursioni angioine in Italia meridionale, risalenti al XIII secolo. L'impiego del francoprovenzale è stato di gran lunga prevalente fino ai primi del Novecento e sino agli anni Ottanta, vi erano alcuni abitanti monolingui. Dal punto di vista architettonico da vedere c’è la Chiesa Madre, dedicata a Santa Caterina e l'Arco dei Provenzali, che si affaccia su Piazza Vito.

immagine della tappa b Faeto

Immagine di Faeto A pochissimi chilometri di distanza da Celle San Vito c’è Faeto, l’altro comune che forma l’isola linguistica francoprovenzale nella regione Puglia; inoltre sorgendo a ben 866 metri sul livello del mare è il comune più alto della regione. Da visitare c’è la Casa del Capitano, situata nel centro storico del paese, è un antico edificio del XV secolo dall’altissimo valore storico e culturale; era la residenza del governatore ma secondo la leggenda, in alcune delle sue stanze, trovava riparo un celebre brigante del luogo. Del 1570 è la Chiesa Madre del Santissimo Salvatore, elemento di elevato interesse storico. Fu più volte ristrutturata, l’ultimo restauro risale verso la fine del XIX secolo e al suo interno ancora conserva una ricchissima collezione di paramenti religiosi di elevato valore.

immagine della tappa c Castelluccio Valmaggiore

Immagine di Castelluccio Valmaggiore Dopo 8 chilometri si arriva a Castelluccio Valmaggiore; il toponimo deriva da Castrum Vallis Maioris, nome con cui veniva identificato il castello eretto dai bizantini, verso l’anno 1000, in una posizione tale da dominare la valle del torrente Celone. Di notevole interesse è l' Arco di Via Osteria, che nel corso del tempo ha inglobato Porta Pozzo, una delle due più grandi porte di accesso al borgo antico. Sempre nel centro storico si trova il cosiddetto Piscero, storico lavatoio costituito da un tunnel a gomito. L’acqua proviene da una sorgente interna, che scorre nel tunnel per circa 40 metri. Affacciata su uno spiazzo alberato di Via Santa Maria delle Grazie, è appunto la Chiesa di S. Maria delle Grazie, risalente al sec. XVI ed antica pertinenza di un complesso conventuale. La Chiesa è formata da una costruzione con un’ampia facciata rettangolare in cui si apre un portale classico in pietra ad intaglio.

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