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"La Valle d'Itria": i comuni

Storia - Dalla Preistoria all'Unità d'Italia

LA PREISTORIA

Studi e ricerche effettuati negli ultimi anni hanno rivelato come la Puglia fosse abitata già nel Paleolitico medio, circa 80.000 anni fa. Eventualità testimoniata dalle tante grotte naturali dovute alla natura calcarea del territorio dove sono stati rinvenuti anche utensili di selce. Ma soprattutto una testimonianza notevole dei "primi pugliesi" è rappresentata da Delia, una ominide vissuta 25.000 anni fa scoperta ad Ostuni la cui importanza sta nel fatto che essa conservava in grembo i resti di un feto in fase terminale, diventando quindi la più antica madre della storia.

 

LE ORIGINI

I numerosi siti archeologici presso Cisternino, Ceglie Messapica e Martina Franca attestano la frequentazione umana nel territorio fin dall'età del bronzo dove soprattutto vi è l'esempio documentato nel Museo Diffuso Castello di Alceste a S. Vito dei Normanni in cui lo scavo ha permesso di identificare le tracce di un villaggio a capanne della seconda metà del VIII secolo a.C. e abitazioni a pianta ovale a cui si sovrappongono nel VI secolo a.C. costruzioni con un impianto completamente diverso che riflettono l'avvento di nuove tecniche costruttive e di un nuovo modo di concepire lo spazio abitativo. L'età dei metalli è poi soprattutto caratterizzata dai grandi viaggi per mare alla ricerca del prezioso minerale ferroso, e furono proprio questi spostamenti che favorirono i contatti economico-culturali tra le opposte sponde dell'Adriatico attraverso una navigazione di cabotaggio, con frequenti soste lungo le coste; e proprio lungo i litorali, ricchi di accoglienti insenature, ebbero luogo i primi contatti tra questi navigatori cretesi, micenei e dell'Acaia con  i popoli indigeni che in questa zona, da questi navigatori, vennero chiamati "Messapi", cioè "coloro che vivono tra le acque". Successivamente dunque si attesta la fondazione delle colonie Messapiche che poi saranno inglobate dalla magnogreca Taranto e infine confluiranno nel territorio della Regio II Apulia et Calabria dell'Impero Romano che ebbe un importante porto nell'antica città romana di Egnazia, nei pressi dell'odierna Fasano.

 

PRIMA DEI ROMANI

La Japigia, cioè l'antica Puglia, vede stanziare i Messapi, un'antica popolazione italica in un territorio corrispondente all'attuale Murgia meridionale e al Salento e le cui prime attestazioni risalgono all'VIII secolo a.C.
Dal V secolo a.C. troviamo i Messapi costituiti in un'associazione di città-stato con funzione difensiva. La storia dei Messapi dal V al III secolo a.C. è costellata di alleanze più o meno effimere contro gli Italioti o al fianco degli Italioti, e in particolare gli storici greci ricordano che i Messapi sterminarono l'esercito di Tarentini e Reggini impiegando proficuamente la loro cavalleria,  avvenimento questo che ebbe una forte eco in tutto il mondo greco tanto che Aristotele precisa che l'avvenimento "accadde un po' dopo che i Persiani invasero la Grecia" e aggiunge che fu anche a causa di tale sconfitta che Taranto mutò il suo regime da aristocratico a democratico. Inoltre sappiamo da Tucidide di un aiuto offerto nel 413 a.C. dai Messapi ad Atene, nella cosiddetta guerra del Peloponneso in occasione della spedizione contro Siracusa. E proprio la guerra secolare tra i Messapi e Taranto avrebbe più tardi in parte favorito la conquista romana della stessa Taranto prima e dell'intera regione, conclusasi intorno al 260 a.C.

 

storia della valle d'itria IL PERIODO ROMANO

Nel IV-III secolo a.C. l'influenza di Roma dapprima su Taranto, poi su l'intero territorio, si avvertì forte, per consolidarsi in seguito con la suddivisione dell'agro in centuriazioni la cui organizzazione a reticolo geometrico rese possibile la suddivisione tra soldati, veterani e coloni, e che ancora oggi è perfettamente percepibile nelle campagne della Valle d'Itria.
Sotto la giurisdizione di Roma si incrementarono poi soprattutto la viticoltura, la cerealicoltura e l'allevamento, mentre nel periodo imperiale soprattutto Egnazia-Fasano è un rilevante porto commerciale che gode della sua vicinanza con la Regina Viarum, la via Appia, e poi successivamente nel II secolo d.C. del passaggio della via Traiana nel suo territorio urbano mantenendo l'importanza sociale ed economica della Valle d'Itria che poi si affievolirà inesorabilmente con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476.

 

LA RURALIZZAZIONE DEL TERRITORIO

La dissoluzione dell'Impero Romano e le invasioni barbariche hanno come primo contraccolpo la scomparsa quasi totale delle città e la profonda ruralizzazione del territorio, caratterizzata anche dal progressivo impoverimento generale dovuto a carestie, epidemie, guerre e invasioni.
Contemporaneamente in alcuni borghi si organizzano nuovi sistemi agricoli e cominciano a svilupparsi, gradualmente, il latifondo e l'agricoltura estensiva, e così il paesaggio da giardinato si trasforma in una grande estensione di selve, pascoli e campi seminati.
In particolare dal IX secolo si assiste all'uso abitativo in grotta di cui i massimi fautori e potenziatori sono i monaci basiliani che diffondono capillarmente il loro monachesimo fondato sull'eremitaggio, e il loro insediamento diventa ulteriore punto di riferimento per le genti delle campagne. Un altro importante elemento di aggregazione si aggiunge con la fondazione in queste aree di complessi monastici benedettini, con i monaci che mettono a punto nuove tecniche di conduzione agricola.
Un ultimo apporto fondamentale, in questi secoli di grandi afflussi di genti lontane, viene dalle invasioni saracene che gradualmente, soprattutto nell'entroterra, introducono le nuove coltivazioni del gelso per seta, della canna da zucchero, delle melanzane, dei pistacchi, degli agrumi e nuovi sistemi di irrigazione, così che alle selve e ai pascoli si aggiungono colture specializzate tipiche del giardino mediterraneo.

 

IL MEDIOEVO

Un periodo di torpore durò fino al V secolo d.C., quando, spinti ed impauriti dalle orde barbariche dei Goti che invadevano l'anfiteatro tarantino ed il litorale adriatico, modesti gruppi di Bizantini, sfuggiti ai massacri, alle scorrerie ed alle epidemie, vennero a rifugiarsi sulla impervia, ma sicura Murgia.
Forse fu allora che i profughi, costretti ad adattarsi ad una nuova vita agreste svilupparono lentamente una nuova realtà economica, creando i primissimi nuclei di comunità agrarie che con pochi mezzi, tanta tenacia e tantissimo lavoro, crearono le premesse per la costituzione della civiltà contadina tipica della Murgia.
Con la dominazione longobarda nel VI-VII secolo si consolidarono i primitivi nuclei agrari da cui intorno all'VIII-IX secolo s'innestò la ventata culturale innovativa del Monachesimo Basiliano, attestato soprattutto intorno a Ostuni, che apportò alla Valle d'Itria un certo rinnovamento culturale e religioso con nuove tecniche agrarie e, incentivando soprattutto l'agricoltura e la pastorizia, alla creazione delle prime masserie. Seguirono alterne vicissitudini belliche sulle coste, con invasioni saracene e controffensive longobarde e bizantine che costrinsero gruppi di popolazioni rivierasche a rifugiarsi sulla boscosa Murgia, rivitalizzando i nuclei abitati più antichi e creandone di nuovi.
Si attesta poi l'impronta normanno-sveva e angioina che prevale anche nelle zone interne e nella terra che fu dei Messapi, e che diviene evidente soprattutto nel castello di Ceglie Messapica.

 

I NORMANNI, GLI SVEVI, GLI ANGIOINI, GLI ARAGONESI

Tra l'XI e il XIV secolo la dominazione normanna, sveva e angioina, si avvia in tutta la Puglia e ciò porta un decisivo processo di rinnovamento.
Il modello economico che si sviluppa vede per la prima volta una stretta correlazione tra aree interne e aree costiere, promossa e supportata da attività legislative, con le città costiere che distribuiscono i prodotti agricoli provenienti dalle aree interne.
I Normanni introducono il sistema feudale e ripartiscono l'area pugliese in contee amministrate da conti e baroni; poi subentra il governo degli Svevi con Enrico VI che assume la corona del Regno di Sicilia all'inizio del XIII secolo e il figlio, Federico II, che regnerà fino al 1250, soprattutto vigile contro i tentativi di rivolta ma allo stesso tempo garante delle consuetudini locali di ogni città, nel rispetto della tradizione consolidata in epoca romana, longobarda e bizantina.
Ma successivamente tra il XVI e il XVII secolo si attesta un'economia chiusa che caratterizzerà il territorio fino all'Unità d'Italia, con l'agricoltura che per la prima volta diviene di sussistenza, in cui gli unici prodotti destinati all'esportazione sono olio e seta, i cui tempi di produzione stabili, ciclici e ripetitivi non sfuggono al controllo dell'aristocrazia fondiaria che allora rilancia la produzione olearia incrementando un relativo benessere, testimoniato dal capillare sistema di masserie rurali e, in città, dal rifiorire delle opere urbanistiche e architettoniche come il barocco di Locorotondo e quello a Martina Franca, sontuosa cittadina Barocca, ricca di palazzi nobiliari e di affascinanti monumenti barocchi e Rococò che per questo viene anche detta "la piccola Lecce".storia della valle d'itria

 

DAI BORBONE ALL'UNITA' D'ITALIA

Nel 1734 la Puglia passa, insieme al resto del Regno di Napoli, dagli Asburgo ai Borbone, con i quali durante il XVIII secolo si assiste ad un periodo di crescita economica attraverso la costruzione di nuove strade e lo sviluppo dei porti. Ma il rilancio dell'economia avviene principalmente durante il periodo napoleonico (1806-1815) grazie ad importanti provvedimenti come l'abolizione del feudalesimo, la ristrutturazione dei latifondi e una più adeguata distribuzione delle terre pubbliche.
Nel XVIII secolo, la Puglia poi partecipa attivamente alla rivoluzione napoletana, ma con la Restaurazione e il ritorno dei Borbone, anche qui si assiste al diffondersi delle idee risorgimentali che si tradurranno nella costituzione di diverse società segrete come la Carboneria, e quando nel 1860 il re Francesco II delle Due Sicilie cade sotto l'impeto garibaldino, la Puglia viene unita al regno d'Italia.