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Natura, Castelli, Monasteri

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Chiesa di Sant' Andrea - sec. XIX

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La Rocca dei Borgia

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Natura, Castelli, Monasteri

Vivaro Romano
Fonte San Benedetto

"Aniene Tour": i comuni

La Valle dell'Aniene occupa uno dei territori più affascinanti del Lazio dove eccezionali documenti dell'antichità si accostano a memorie medievali, in un paesaggio montuoso percorso da fertili e ampie vallate ricche di acque, con tutto il comprensorio caratterizzato da un habitat di notevole valore ecologico, faunistico ed antropico.

Storia

DAI PELASGI A GARIBALDI

L’ARRIVO DEI PELASGI

Le mura poligonali sono molto diffuse nella Valle dell’Aniene e rappresentano delle costruzioni imponenti con massi che pesano fino a 3 tonnellate che suscitano meraviglia per la tessitura degli elementi posti ad incastro senza malta.

Le mura poligonali esistono da sempre e generazioni di studiosi non sono riusciti a rispondere a tre domande: chi le ha costruite, in che data e a che cosa servivano?

storia della valle dell'anieneDionigi D'Alicarnasso parla dell'esistenza di un popolo che chiama "Pelasgo" originario dell'Asia e costretto ad emigrare circa diciotto generazioni prima della guerra di Troia, occupando via via la Grecia e l'Italia fino alla Spagna. Arrivati a tanta estensione i Pelasgi però andarono soggetti ad inauditi flagelli: sterilità dei campi, malattie, aggressioni dai nemici vicini e così furono costretti a fuggire raminghi, disperdendosi ed estinguendosi.

Numerosi sono gli esempi conservati in Italia, dall'Abruzzo, alla Toscana, all'Umbria e nella Valle dell’Aniene la loro imponenza si trova nei comuni di Vicovaro, Affile, Roviano, Bellegra, Roiate e Canterano, dove nella maggior parte dei casi vennero utilizzate ed ampliate dagli Equi per difendere i centri strategicamente più importanti del territorio sotto il loro controllo.

 

GLI EQUI

Il confine ovest del territorio degli Equi, gli abitanti della Valle dell’Aniene, doveva coincidere all’incirca con la direttrice dei torrenti Licenza e Giovenzano e tra i Monti Ruffi a Roviano, Bellegra, Roiate e Olevano Romano vi erano dei luoghi fortificati d’altura, costituiti da una cinta muraria a blocchi.

Nella valle agli insediamenti equi si succedevano i centri romani come Afilae (Affile), mentre non si conosce il nome dell’abitato cui spettava la necropoli di Casal Civitella a Riofreddo, il quale doveva trovarsi sul pendio subito a monte.

Contrariamente ai siti arroccati che furono abbandonati dopo la guerra di conquista, i santuari rurali mostrano continuità di vita dagli Equi fino in epoca imperiale, come il fanum di Vacuna presso la Villa di Orazio che fu restaurato da Vespasiano.

 

LA ROMANIZZAZIONE: COSTRUZIONE DELLA VIA VALERIA

La presenza umana in queste terre è molto antica, ma è la romanizzazione che ha tracciato il reticolo delle comunicazioni e degli insediamenti incentrati sull'asse fluviale interessato da ben quattro acquedotti che convogliano le acque dell'Aniene nell'Urbe, come l’Acquedotto di Nerone e i Resti dell’Acquedotto di Vicovaro.

Dopo la lunga guerra del V-IV secolo a.C. vinta da Roma il territorio degli Equi viene romanizzato e allora su un antichissimo sentiero di transumanza viene tracciata alla fine del III secolo a.C. la via Valeria per favorire la trasformazione della zona di recente conquista.

La Valeria risaliva la sponda destra del fiume fin sotto Roviano-Arsoli, al bivio con la via Sublacensis e quindi affrontava la salita verso Riofreddo. Si presentava con l’aspetto tipico delle strade romane: lastricato in pietra lavica, sostruzioni a blocchi nei tratti più disagevoli, suddivisione del tracciato in miliari come indica la Colonna Miliare di Arsoli e ponti in muratura come i due gemelli in buono stato di conservazione sul fosso Bagnatore: il Ponte Scotonico sotto Roviano e il Ponte di S. Giorgio sotto Riofreddo.

Ma la Valle dell’Aniene per la bellezza dei suoi paesaggi, la salubrità della sua aria e la vicinanza a Roma fu anche un ottimo luogo dove fuggire dal caos cittadino per dedicarsi al riposo e al piacere della campagna già in epoca imperiale, come dimostra la residenza d’otium del celebre poeta Quinto Orazio Flacco a Licenza.

 

SULLE ORME DI SAN BENEDETTO

Nel periodo di transizione tra la tarda antichità e il Medioevo il paesaggio di Subiaco (http://www.italiavirtualtour.it/comuni_italiani.php?istat=58103), rigoglioso e selvaggio, diventò il mistico scenario dei movimenti religiosi di ispirazione orientale. In particolare questi monti attrassero San Benedetto da Norcia con il suo progetto di diffusione del monachesimo.

storia della valle dell'anieneAll'età di 17 anni Benedetto si ritirò nella Valle dell'Aniene presso Affile dove avrebbe compiuto il primo miracolo, e molti altri avvennero negli anni seguenti come quello presso la Chiesa di San Benedetto a Roiate. Successivamente Benedetto si avviò verso la valle di Subiaco, presso gli antichi resti della Villa di Nerone, dove incontrò Romano, un monaco che, vestitolo degli abiti monastici, gli indicò una grotta impervia del Monte Taleo, contenuta all'interno del Monastero del Sacro Speco, dove Benedetto visse da eremita per tre anni fino alla Pasqua dell'anno 500. Conclusa l'esperienza eremitica, Benedetto accettò di fare da guida ad altri monaci in un ritiro cenobitico presso Vicovaro ma, dopo che alcuni monaci avevano tentato di ucciderlo, tornò a Subiaco dove rimase per trenta anni, predicando ed accogliendo discepoli sempre più numerosi, fino a creare una vasta comunità di tredici monasteri.

Tra il X e l'XI secolo la zona venne poi interessata dal fenomeno dell’incastellamento con l'abbandono delle località poste in pianura in favore dei nuovi e più difesi centri posti a quote più elevate, e con la fine del XII secolo entrano in scena gli Orsini che ricevono numerosi "castra" in pegno dai papi, oberati dalla crisi finanziaria.

 

GLI ORSINI E LA VALLE DELL’ANIENE

Quasi certamente fu tra il 1194 ed il 1196 che Papa Celestino III concesse in feudo le terre della città di Vicovaro, insieme con Mandela, a titolo di pegno alla famiglia degli Orsini che ampliò l’abitato e lo fortificò ulteriormente al punto che, dai cronisti del XIII secolo, era ritenuto una rocca imprendibile, di grande importanza strategica nelle guerre per la conquista del Regno di Sicilia da parte di Carlo d’Angiò.

Il Castello di Vicovaro fu anche il luogo di un importante incontro tra Alessandro VI Borgia e Alfonso II d’Aragona per decidere le sorti dell’Italia nell’imminente invasione di Carlo VIII di Francia per conquistare il Regno di Napoli nel 1494.

Molto estesa fu la presenza di questa nobile famiglia nella Valle dell’Aniene i cui vari tasselli del loro controllo territoriale possono essere ricostruiti attraverso il Palazzo Orsini-Borghese di Licenza e lo scenografico Ninfeo rinascimentale, attraverso il Palazzo Borghese-Orsini di Percile e tra i saloni del suggestivo Castello Orsini di Roccagiovine.

 

GIUSEPPE GARIBALDI

Tra i deputati della Costituente della Repubblica Romana dell’8 febbraio 1849 c’era Garibaldi e lo scontro fu inevitabile con il francesi giunti per difendere il Papa, emulati da Ferdinando II Re di Napoli. Allora Garibaldi con i suoi “legionari” si diresse a sud di Roma, arrivando a Vivaro Romano, a Vallinfreda e a Riofreddo. Il 16 aprile con i suoi uomini si acquartierò ad Arsoli ed inviò in ispezione garibaldini ad Anticoli Corrado e Roviano. Ovunque nei centri in cui passò veniva innalzato l’Albero della Libertà e il 18 aprile si incamminò alla volta di Subiaco dove prese possesso della rocca dell’abbazia. Ripartì quindi per raggiungere Affile e decise di dividere i suoi uomini in due gruppi per farli marciare il primo verso Arcinazzo e il secondo verso Roiate e Olevano Romano, per poi convogliare a Roma che capitolava il 30 giugno 1849.

Ma dopo la spedizione dei Mille tutta la Valle dell’Aniene visse periodi burrascosi in cui invano si tentò di fare insorgere la popolazione; nel 1867 fu Menotti Garibaldi a gettare le basi di un discorso più valido coinvolgendo molti comuni tra cui Percile, ma poi si giunse al 3 novembre in cui si ebbe lo scontro tra i soldati pontifici e i pochi garibaldini rimasti al suo fianco, e con l’arrivo delle truppe francesi e la sconfitta di Mentana, Garibaldi iniziò la ritirata abbandonando lo Stato Pontificio.

Molti dei cimeli di Garibaldi come disegni, fotografie, lettere e la camicia rossa sono conservati nel Museo delle Culture di Riofreddo nella villa fatta costruire da Ricciotti, fratello di Menotti e figlio del generale Giuseppe Garibaldi e di Anita, che dal 1888 aveva scelto questo piccolo paese come luogo di villeggiatura per la famiglia.