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Valle del Salto-Cicolano: itinerari da scoprire nel cuore del centro Italia

Tra curve e boschi, un weekend a tu per tu con la natura e i borghi senza tempo attorno al lago del Salto. Ci muoveremo oggi lungo il confine tra Lazio e Abruzzo alla scoperta della Valle del Salto, tra antichi castelli, borghi, altopiani e valli. Esploreremo insieme un territorio straordinario, da poco reso ancor più fruibile al turismo grazie ad un progetto di valorizzazione che ha coinvolto i 7 comuni della VII^ Comunità Montana e la Comunicando Leader srl. La società, specializzata in marketing territoriale, oltre a installare una serie di cartelli turistici presso i principali siti di interesse, ha fotografato ogni luogo descritto in virtual tour e in alcuni casi l’ha “raccontato” dall’alto con l’utilizzo di droni le cui riprese sono visibili sul sito www.saltocicolano.it nella sezione “Area Integrata”. Buon viaggio!
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immagine della tappa a Concerviano

Immagine di Concerviano

Il nostro itinerario parte da Rieti, piccola cittadina medievale ove i romani credevano fosse localizzato il centro geografico dell’Italia, il cosiddetto Umbilicus Italiae. Da qui prendiamo la SR578, la Strada Regionale Salto-Cicolana che ci conduce quasi da subito in un territorio letteralmente “avvolto” dalla natura. Dapprima prati a perdita d’occhio e poi montagne di boschi ci accompagnano lungo il percorso. Al cartello per Concerviano giriamo sulla SP67 e proseguiamo per la frazione di Pratoianni, fino a raggiungere l’Abbazia di San Salvatore Maggiore, prima tappa del tour. Costruita nel 735, in pieno periodo longobardo, su un altipiano del monte Leterano da un gruppo di monaci benedettini incaricati dall’allora Abàte di Farfa e dal Duca di Spoleto, ci appare in tutta la sua maestosa bellezza, da poco restaurata.

immagine della tappa b Petrella Salto

Immagine di Petrella Salto

Torniamo in sella alla nostra moto e riprendiamo la SP67. Qui il tragitto ricco di curve, seppur breve, ci regala un contatto con la natura molto intenso: siamo, infatti, sul tracciato dell’antica strada Salto-Cicolana. Percorriamo a ritroso la strada per circa 8.5 km e poi imbocchiamo la SP22 in direzione Capradosso, piccola frazione di Petrella Salto. Una volta saliti fino al borgo visitiamo la Chiesa di S. Maria, una costruzione semplice recentemente riaperta al pubblico dopo i restauri, dove è possibile ammirare meravigliosi affreschi quattrocenteschi. Proseguiamo: il lago del Salto ci aspetta e con lui i magnifici borghi che vi si affacciano. Continuiamo dritti sulla SP22 fino a Petrella Salto. E’ ancora impossibile scorgere il lago: i fitti boschi che costeggiano il percorso rendono sì piacevolmente fresco il nostro viaggio, ma nascondono lo splendore della valle sottostante. Giunti al borgo lasciamo la nostra moto per passeggiare a piedi: in via della chiesa entriamo nell’antichissima Chiesa della Santissima Annunziata (1182), semplice fuori ma ricchissima di affreschi all’interno.  Ma per vedere il tanto desiderato panorama sul lago del Salto e scoprire la vera storia di questo centro dobbiamo incamminarci fino a Rocca Cenci. Poco prima di raggiungere il punto più alto incontriamo la piccola Chiesa di Santa Maria Grazia Assunta: Sulla facciata riconsciamo gli stemmi di casa Mareri e nell’abside è sepolto Francesco Cenci ucciso a Rocca di Petrella dalla figlia Beatrice. Raggiunta la Rocca restiamo affascinati dai resti ormai avvolti nella natura, ma quello che ci lascia senza fiato è il panorama: il lago e la valle circostante si apre di fronte a noi in tutta la sua grande bellezza.

Scendiamo, quindi, sulle sponde del lago fino alla frazione di Borgo San Pietro. Qui, affacciato su quello che è lo specchio d’acqua artificiale più grande del Lazio, sorge il Monastero di Santa Filippa Mareri: a colpirci è la sua magnifica cappella che scopriamo essere stata smontata da quello che era l’antico Monastero di San Pietro de Molito e poi ricostruita nella attuale struttura. Il complesso precedente, fondato dalla Baronessa Santa nel 1228, fu abbandonato perché sommerso nel 1940, insieme al centro antico di Borgo S. Pietro, dalle acque del lago artificiale del Salto. Ci fermiamo per una pausa per pranzare sul lungolago con quello che è il piatto tipico di questa zona, il coregone alla brace, un pesce di lago dal sapore delicato.

 

immagine della tappa c Fiamignano

Immagine di Fiamignano

Ci rimettiamo in viaggio muovendoci lungo le frastagliate sponde del lago, in questa stagione spesso frequentato dagli amanti degli sport acquatici.  Superata la frazione di Fiumata la strada ci allontana dallo specchio d’acqua e ci porta a Gamagna. Raggiungiamo, quindi, Fiamignano, antica terra di Briganti. In giro per il centro storico notiamo degli affascinanti murales che raccontano la storia del Brigantaggio. Se saliamo per via Madonna del Poggio possiamo visitare i resti del castello di Poggio Poponesco, un tempo di proprietà della famiglia Mareri. Lungo la strada scorgiamo anche la piccola Chiesa Madonna del Poggio che custodisce al suo interno i resti di una colonna romana.

Da Fiamignano prendiamo la strada per L'Aquila, per poi seguire le indicazioni per l’Altopiano di Rascino ed il comune di Santa Maria di Sambuco. Proseguendo dritti superiamo tre bivi, finché la strada non diventa sterrata. Passato un agriturismo, dove possiamo fermarci a mangiare e persino a dormire, si comincia a scorgere un lago. Dopo poco imbocchiamo a destra una strada molto stretta che costeggia l’altura su cui è possibile ammirare gli affascinanti resti del castello medievale di Rascino: siamo arrivati sull’altopiano, un luogo incantato, dove la natura ci confonde, disegnando un paesaggio quasi lunare, interrotto solo dalle irregolari sponde dell’omonimo laghetto perenne e dalla visione delle mucche al pascolo. Poche centinaia di metri e c’è il confine con l’Abruzzo. Scopriamo che in questo luogo viene coltivata la famosa lenticchia di Rascino (presidio slow food). Da qui possiamo prendere il tracciato sulla sinistra in direzione Fiamignano. A un certo punto incontriamo una deviazione sulla destra che conduce al laghetto della Petrella, altro luogo di grande fascino. Riscendiamo verso valle finché la strada non torna asfaltata. Da Fiamignano il nostro viaggio continua sulla SP67 in direzione Borgorose. Lungo il percorso incrociamo la frazione di Sant’Elpidio (in realtà appartenente al comune di Pescorocchiano) ove visitiamo la Chiesa di Sant’Elpidio Martire, che sorge su un punto panoramico.

immagine della tappa d Borgorose

Immagine di Borgorose

Superata anche Collemaggiore, dove è interessante visitare la Chiesa di San Paolo in Orthunis, in stile romanico e di origine benedettina, raggiungiamo Borgorose. Il borgo, per lo più moderno, ospita la bella Chiesa di Sant’Anastasia, particolare per il suo portale in pietra scolpita, databile al XII secolo. Torniamo sulla SR578 e raggiunta la stazione di servizio IP parcheggiamo la nostra moto. Poche centianaia di metri a piedi e possiamo ammirare il Tumulo di Corvaro: al centro della piana è ancora visibile quella che fu una grande necropoli, ampia circa 50 metri e dove sono state finora rinvenute 250 tombe di cronologie e disposizioni differenti. Un luogo davvero affascinante. Prima di lasciare Corvaro, nel centro storico facciamo tappa alla Chiesa di San Francesco Nuovo: all’interno è custodito il Santo Cappuccio, donato dal Santo di Assisi alla popolazione.

Nuovamente sulla Salto-Cicolana, superata la zona industriale, giriamo per via Equicola per raggiungere il Santuario di Sant’Anatolia, che sorge nell’omonima frazione di Borgorose. Eretto nel 1877 accanto al luogo ove la Santa subì nel 251 d.C. il martirio, all’interno attraverso i dipinti “leggiamo” la sua storia, particolarmente sentita dai fedeli che ogni anno, il il 10 di luglio accorrono numerosi per venerarla. Ultima tappa nel territorio di Borgorose è Torano. Lo raggiungiamo ripercorrendo a ritroso via Equicola fino a incrociare la Salto-Cicolana. La attraversiamo e proseguiamo dritti sulla SP25 fino al paese. Qui tra le scalette acciottolate che attraversano il centro storico, ci fermiamo alla Chiesa di San Pietro sulle cui pareti in alcuni punti sono ancora visibili le tracce di antichissimi e affascinanti affreschi.

immagine della tappa e Pescorocchiano

Immagine di Pescorocchiano

Lasciamo Torano per entrare nel territorio di Pescorocchiano. La nostra prossima meta sono le magnifiche Grotte di Val dè Varri. La strada da prendere è la SP25 e la natura, come sempre è nostra compagna.  Arrivati al borgo di Poggiovalle proseguiamo dritti, superiamo anche Nesce e al bivio ci teniamo sulla sinistra. Dopo un po’ ad un secondo bivio manteniamo ancora la sinistra e poi sempre dritti fino alle Grotte, ubicate all’interno di un’affascinante valle completamente chiusa. Originate da antichissimi movimenti tettonici, lo spettacolo che abbiamo la fortuna di ammirare è unico: le differenti gradazioni di colore delle stalattiti e stalagmiti e gli straordinari suoni che producono, ci fanno quasi commuovere e sentire piccoli di fronte a queste “opere” di Madre Natura. La visita alle Grotte è su prenotazione (348 672 0301).

E’ tempo per noi di riprendere le nostre moto e di tornare sulle sponde del lago del Salto per le ultime emozionanti tappe del viaggio. Lo spettacolo continua e ci riserva ancora dei colpi di scena unici. Ancora curve e strade immerse nei boschi per noi: ci prepariamo ad esplorare il lato più “selvaggio” e meno battuto di questo specchio d’acqua. Dalle Grotte torniamo indietro fino al bivio dove imbocchiamo a sinistra la SP26. Ci ritroviamo ben presto di nuovo lungo le sponde frastagliate e proseguiamo sulla stessa, e unica, strada, fino a che sulla sinistra non troviamo una stradina: via Girgenti. La imbocchiamo arrampicandoci sulle alture fino a raggiungere il borgo di Girgenti, altra frazione di Pescorocchiano. Salendo fino alla chiesa siamo senza dubbio nel punto da cui ammirare il colpo d’occhio più bello sul bacino del Salto.

immagine della tappa f Marcetelli

Immagine di Marcetelli

Continuiamo, quindi, su via Girgenti finché non incontriamo via Teglieto che ci porta fino al cartello di Marcetelli. Quello che colpisce di questo borgo è il silenzio. Il centro storico, caratterizzato da stradine strette di ciottoli, mostra una cura che ci lascia stupiti. Non c’è traccia di abbandono e la piazza principale, con la sua bella fontana ottagonale, ci accoglie fiera e assolata, offrendoci splendidi scorci sulla natura circostante. Da non perdere, ci dicono, è la partecipata Festa del Fungo Porcino che si tiene ormai da 26 anni in estate, tra giugno e luglio e dove è possibile ammirare qualità e varietà rare del pregiato ortaggio.

immagine della tappa g Varco sabino

Immagine di Varco sabino

Siamo all’ombra dei monti Navegna e Cervia che costituiscono la Riserva Naturale che divide la Valle del Salto dalla Valle del Turano. Seguiamo le indicazioni per Varco Sabino che raggiungiamo prendendo via Teglieto e via del Colle. Il desiderio di scoperta e di esplorazione ci guida, così come la sete di paesaggi ancora “vergini” da un punto di vista turistico. Il borgo, posto a 700 metri di altezza, era un antico punto di dazio tra il Regno di Napoli e lo Stato Pontificio. Dopo una passeggiata per le strette e graziose stradine del centro storico costeggiate da abitazioni in pietra, ci rimettiamo in sella per andare a scoprire due piccole frazioni dal fascino medievale intatto, da cui godere di una vista magnifica sul lago: Poggio Vittiano e Rocca Vittiana. Il primo che incontriamo percorrendo l’unica strada che conduce fuori dal paese, a parte quella percorsa all’andata, è Poggio Vittiano, perfettamente conservato. Appena 2 km e accanto scopriamo un altro gioiello: Rocca Vittiana. Anche qui l’atmosfera antica e il panorama non ci lasciano indifferenti: una vera e propria “terrazza” sulla meravigliosa valle sottostante.

Concludiamo il nostro viaggio chiudendo il cerchio attorno al lago con un emozionante passaggio in sella alle nostre moto sulla Diga del Salto. Da qui questo specchio d’acqua ci appare come un’opera d’arte, seppur creata dall’uomo, in cui la fitta natura che gelosamente lo custodisce ci si riflette generosa, creando dei disegni e delle forme degne di un pittore impressionista.

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