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A passeggio per la Costa degli Dei

Un itinerario tra la Costa degli Dei e le evidenze storiche e architettoniche che costellano il territorio costiero e dell’entroterra. Partiamo da Tropea, la località turistica calabrese più conosciuta in Italia e all’Estero, per arrivare a Pizzo, la città del gelato con la sua specialità rappresentata dal mitico tartufo nelle varianti nera e bianco.

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immagine della tappa a Tropea

Immagine di Tropea

L’itinerario parte da Tropea, uno dei più piccoli Comuni italiani per superficie territoriale. Nota località balneare, tra le mete più scelte dai turisti italiani e stranieri (il Sunday Times nel 2007 l’ha definita la più bella spiaggia d’Europa), la città custodisce un interessante centro storico con palazzi gentilizi del ‘700 e dell’800 arroccati su una rupe a strapiombo sulla spiaggia sottostante. Icona e simbolo di Tropea è lo scoglio di Santa Maria dell’Isola, dove sorge il Santuario dedicato alla Madonna. Interessante è anche la Cattedrale con il Museo Diocesano.

Caratteristiche sono, infine, le tantissime botteghe dove è possibile trovare prodotti tipici e artigianali come la famosa cipolla rossa, o la nduja di Spilinga, l’olio extra vergine d’oliva e i manufatti in terracotta. La città è dotata anche di un porto turistico da dove è possibile raggiungere le vicine Isole Eolie, visibili dalla costa calabrese. 

immagine della tappa c Mileto

Immagine di Mileto

Seconda tappa del nostro itinerario è la città di Mileto, antica residenza di Ruggero il Normanno che la rese, durante il suo dominio, una delle città più importanti dell’intero continente europeo. Di notevole interesse sono il Museo e l’Archivio Diocesano, dove sono custoditi molti reperti della Mileto antica. Nonostante della Cattedrale, fatta erigere da Ruggero tra il 1081 e il 1086, non rimanga quasi più nulla, l’odierno edificio religioso, costruito agli inizi del secolo scorso, riprende i moduli romanici riallacciandosi all’antica tradizione di Mileto.

immagine della tappa d Vibo Valentia

Immagine di Vibo Valentia

Tappa successiva è Vibo Valentia, città che custodisce una storia lunga oltre 8.000 anni. A partire dal VII secolo a.C. fu colonia greca con il nome di Hipponion, fondata da Locri Epizefiri. In località “Trappeto Vecchio” è ancora oggi possibile ammirare i resti di una parte del tracciato delle mura antiche. Di rilevante interesse è il Castello Normanno-Svevo che sorge dov’era ubicata l’Acropoli di Hipponion. Il forte è oggi sede del Museo Archeologico Statale, diviso in quattro sezioni principali: reperti da edifici sacri, da necropoli, da collezioni private e materiali dell’epoca romana. Nel cortile, poi, è esposto un mosaico del III secolo ritrovato nei pressi dell’antico porto della città. Consigliamo anche una visita al Duomo dedicato a Santa Maria Maggiore  e San Leoluca.  Costruito sopra i resti di una più antica basilica danneggiata dai terremoti, è decorato da numerosi e pregevoli stucchi barocchi e conserva importanti opere d'arte, fra cui il trittico statuario di Antonello Gagini, opera rinascimentale. 

immagine della tappa e Pizzo

Immagine di Pizzo

Ultima tappa è Pizzo, famosa per la produzione del tartufo e per la qualità gelatiera tanto da essere definita città del gelato. È possibile assaporare le sublimi caratteristiche di questo prodotto nelle innumerevoli gelaterie del centro. Una volta terminata la degustazione di questo dolce prodotto consigliamo di visitare il Castello Murat. Eretto nella seconda metà del XV secolo da Ferdinando I° d’Aragona, ha due torrioni cilindrici angolari, dei quali la torre grande, detta torre mastra, è di origine angioina (1380 circa). Prende il nome da Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone Bonaparte che tentò di riconquistare il regno dall’invasione borbonica. Il suo tentavo fallì e fu prima imprigionato e poi ucciso all’interno del forte. Caratteristica è anche la Chiesetta di Piedigrotta, scavata nella roccia arenaria da naufraghi napoletani alla fine del Seicento per ringraziare Dio della vita salva. All'inizio del Novecento, Angelo e Alfonso Barone ornarono la grotta con statue della roccia stessa raffiguranti personaggi delle sacre scritture.

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